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Di me cosa ne sai
Un film di
Valerio Jalongo
con
Genere
Documentario,
suono 5.1
Produzione Italia 2008
Cos'è successo al cinema italiano? Per cercare di dare una risposta a questo annoso, dibattutissimo interrogativo, Valerio Jalongo, con la collaborazione di Giulio Manfredonia e Francesco Apolloni, realizza un documentario-inchiesta che parte dalla crisi produttiva degli anni Settanta che causò la fuga di De Laurentiis, Ponti e Grimaldi negli Stati Uniti, per arrivare ad analizzare tutti quei fenomeni che hanno progressivamente segnato la scomparsa del cinema italiano sia dal grande mercato internazionale che dall'interesse degli spettatori. Filmati d'archivio, spezzoni dei grandi capolavori d'autore, interviste ai nuovi registi e ai nuovi spettatori e storiche partiture musicali di Nino Rota, ci accompagnano attraverso trent'anni di leggi, conflitti e iniziative popolari che raccontano lo stato delle cose della nostra cinematografia.
Da lungo tempo oggetto di dibattito fra "apocalittici" che lo considerano definitivamente morto, e "integrati" sempre pronti a individuarne una continua rinascita, il cinema italiano contemporaneo vive un'innegabile crisi di identità, della quale i sintomi più evidenti sono una generica mediocrità della forma, un sostanziale disinteresse per la sperimentazione e un notevole calo di interesse nelle preferenze del pubblico pagante. La cause sono molte e, oltre alle naturali oscillazioni della creatività, riguardano principalmente gli intrecci fra arte e politica. Questo abbraccio mortale fra produzione nazionale e controllo governativo viene raccontato efficacemente, ricordando i passaggi legislativi fondamentali che hanno determinato una progressiva diminuzione dei fondi destinati allo spettacolo e il vero e proprio disegno politico per affossare la cultura cinematografica in Italia e far disamorare il suo pubblico a favore del potere commerciale di una scatola incantatrice.
Dei mandanti di tale disegno si fanno apertamente nomi e cognomi (Uno, in particolar modo, immancabile in ogni documentario che voglia parlare del potere della televisione in Italia). Dove invece le informazioni si fanno scarse e confuse è nel progetto di controriforma promosso dagli autori coinvolti e dal documentario stesso. Anziché interrogarsi in egual misura sulle responsabilità "interne" al mondo del cinema italiano, ovvero sull'incapacità di cogliere sensibilmente il presente e di metterlo in forma narrativa, Jalongo preferisce spostare la concentrazione sull'imbarbarimento culturale apportato dalla televisione commerciale, sulle crisi esistenziali che colpiscono quei professionisti paralizzati creativamente dalla stagnazione e su un certo nostalgismo di fondo che porta ad una contemplazione museale dei vecchi capolavori e delle sale cinematografiche in disuso
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